IL 1 SETTEMBRE SI APRE LA CACCIA
MA LA REGIONE E' INADEMPIENTE NELLA GESTIONE DELLA CACCIA.
PER SALVAGUARDARE GLI INTERESSI DEI CACCIATORI LA REGIONE NON APPLICA
LE NORME DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE CHE E' CHIAMATA A FAR RISPETTARE.
NON HA MAI EFFETTUATO LA VALUTAZIONE D'INCIDENZA
Dopo l'approvazione di leggi pro-caccia ampiamente
anticostituzionali (Legge Regionale 29 luglio 2004, n.12), si scopre
che la Regione per salvaguardare gli interessi che ruotano intorno al
mondo venatorio non rispetta gli obblighi di conservazione derivanti
dalle norme comunitarie, contravvenendo alle procedure che essa stessa
è chiamata ad applicare e far rispettare.
Come in tutta Europa, anche in Puglia è presente la Rete Natura
2000, si tratta di una rete di aree naturali individuate ai sensi delle
Direttive 79/409 e 92/43 CEE dove sono presenti elevati livelli di biodiversità
che devono essere preservati.
Scopo principale delle direttive, come recitano gli art. 1 e 2, è
quello di «contribuire a salvaguardare la biodiversità
mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della
flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri
al quale si applica il trattato».
Si tratta di principi e obiettivi importanti che vengono assicurati
non solo con l'applicazione di rigidi divieti, ma anche attraverso un
intelligente principio di valutazione della sostenibilità degli
interventi che l'uomo compie in queste aree.
Come per tutte le direttive comunitarie, anche queste sono state recepite
dall'Italia con due Decreti del Presidente della Repubblica il DPR 357/97
e il 120/2003.
In queste norme dello Stato viene sancito all'art. 6 comma 2 che "I
proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi
i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti, predispongono,
secondo i contenuti di cui all'allegato G, uno studio per individuare
e valutare gli effetti che il piano può avere sul sito, tenuto
conto degli obiettivi di conservazione del medesimo."
Esiste quindi un obbligo legislativo di Valutazione d'Incidenza
per i piani faunistico-venatori e le loro varianti. Ebbene non ci risulta
che la Regione Puglia, e in ricaduta i Comitati di Gestione degli A.T.C.,
abbiamo mai sottoposto gli atti venatori da loro predisposti alle obbligatorie
procedure di Valutazione d'Incidenza, come ad es. la recente proroga
del piano venatorio (Deliberazione della Giunta Regionale 16 luglio
2004, n. 975).
E' questa una grave inadempienza normativa della Regione, in quanto
oltre ad essere illegittima, mette a rischio la conservazione di specie
e habitat rari e minacciati.
La caccia, infatti, è un grave elemento di squilibrio nelle dinamiche
naturali. La sua azione negativa si svolge sia direttamente attraverso
l'abbattimento di numerose specie, sia indirettamente attraverso il
disturbo, il rilascio di grandi quantità di pallini di piombo
(sostanza altamente tossica) nelle catene alimentari, l'immissione di
specie e individui di allevamento a volte non autoctoni, ecc.
Alcuni esempi, in positivo, chiariscono quale impatto ha la caccia.
Dopo l'istituzione nel 1997 della Riserva Naturale dello Stato nelle
Saline di Margherita di Savoia e la conseguente chiusura dell'attività
venatoria, si è passati dalla nidificazione di sole 4-5 specie
di uccelli acquatici a circa 30. L'elevato numero di specie rare e minacciate
nidificanti, ricordiamo come dal 1996 è iniziata anche la straordinaria
nidificazione del Fenicottero, hanno fatto diventare quest'area uno
dei più importanti siti del Mediteranneo per la conservazione
dell'avifauna delle aree salmastre; anche il recente gradito ritorno
della nidificazione della Cicogna bianca in tutta Italia, ed anche in
Puglia, è da mettere in relazione alla riduzione del periodo
di caccia, che comporta minore pressione venatoria sugli individui riproduttivi
in migrazione primaverile, di questa bellissima specie.
Per non parlare della ricaduta negativa che si ha sul turismo agrituristico:
provate a passare le vacanze nel relax della campagna con gli spari
tutt'intorno!!!
Ancora una volta quindi si evidenzia come la lobby venatoria condizioni
pesantemente le nostre politiche di conservazione e induca addirittura
atti illegittimi nelle amministrazioni pubbliche, pur di assicurarsi
la continuazione di privilegi anacronistici.
Di fronte a questa situazione illegittima è auspicabile un forte
intervento degli organi competenti per instaurare il semplice rispetto
delle norme.
Bari, 29 agosto 2004
Per saperne di più sulla Valutazione d'Incidenza
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